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La LEISHMANIOSI è una malattia che sta diffondendosi sempre più sul territorio Italiano e quindi incomincia a preoccupare i proprietari dei cani che venendone a conoscenza temono per la sorte del proprio cagnone.Tale preoccupazione è poi amplificata dal fatto che tale malattia porta al 98% la probabilità di decesso degli individui colpiti e non curati, e al fatto che raramente si riesce a raggiungere una completa guarigione del cane sottoposto a terapia. Il cane comunque dovrà essere tenuto sempre sotto costante controllo medico per constatare un’eventuale reinsorgere della malattia.
La Leishmaniosi è causata da un protozoo dal nome (pappatacio) Leishmania, in particolar modo il complesso L.Donovani. Questo protozoo si fa “trasportare” da un flebotomo chiamato volgarmente pappatacio. Questo maledetto è un insettino di color giallo-paglierino ed è un pungitore. Le condizioni favorevoli alla sua vita sono la scarsità di luce, assenza di vento, altitudine sotto i 600 metri slm, una temperatura costante durante l’anno di 20° C. e un’umidità elevata. Questo fa si che non tutte le zone d’Italia siano favorevoli al suo sviluppo. Le zone più colpite sono quelle sui litorali tirrenici e Adriatici, ionici e le isole. Zone di diffusione della Leishmaniosi Il sistema utilizzato da questo protozoo è degno dell’agente 007. Una volta iniettato nel cane il protozoo viene subito attaccato e fagogitato dai Macrofagi (cellule del sistema immunitario) che sono i primi ad intervenire. Il problema è che risultano indigesti a questi macrofagi e quindi non vengono distrutti, anzi vengono veicolati all’interno dell’organismo da loro. Essendo poi mascherati nessuna altra difesa immunitaria interviene. All’interno della cellula, al sicuro da nemici, questi protozooi si moltiplicano fino a far scoppiare il macrofago. Una volta liberati vengono fagocitati da altri macrofagi e la storia si ripete. In aiuto del cane intervengono anche i linfociti T helper. Queste cellule sono di due tipi: una che stimola la produzione di anticorpi e una che stimola la produzioni di cellule killer che uccidono i macrofagi che trasportano i protozooi. La Leishmania produce una sostanza che favorisce i linfociti del primo gruppo e inibisce quelli del secondo, favorendo quindi una difesa più debole a scapito di una più efficace. Tale contromossa però avviene favorevolmente solo in cani predisposti. Per questo alcuni cani si ammalano e altri no.
Quindi l’intrusione del protozoo della leishmanosi ha due conseguenze fondamentali: una distrugge i macrofagi (sistema immunitario) e l’altro è una sovraproduzione di anticorpi inutili. Tale sovraproduzione è dannosissima. Infatti la leishmaniosi può essere causa di lesioni cutanee (ispessimenti e tipici noduli localizzati soprattutto sul muso, padiglione auricolare e cuscinetti plantari), ingrossamento dei linfonodi, della milza e del fegato mentre la sovraproduzione di anticorpi porta a danni agli occhi, al fegato ma soprattutto ai reni. I cani malati infatti muoiono per insufficienza renale. Cane malato La terapia più utilizzata è a base di antimonio, in associazione con alcuni farmaci quali l'allopurinolo.
Le cure vengono protratte per almeno due mesi, fino a che il numero di anticorpi ritorna ad un valore congruo, monitorando frequentemente la funzionalità renale e i parametri ematici perchè l'infezione è ricorrente. Purtroppo, difficilmente il cane guarisce completamente e bisogna tenerlo sempre sotto controllo Veterinario.
La prevenzione si attua con antiparassitari che tengono lontano i pappataci, disponibili in commercio sia in forma liquida che su collari a lento rilascio (ad esempio Scalibor o Exspot o qualsiasi altro in commercio che attui una protezione contro i pappataci). Ci sarebbe da dire comunque che nessun antiparassitario garantisce una protezione totale, quindi non ci si deve sentire tranquilli comunque.
Buona norma sarebbe quella di far dormire i cani all’interno delle abitazioni con una buona protezione attuata con zanzariere fittissima, ma è ovvio che non sempre si ha la possibilità di farlo.
Questo articolo l’ho scritto spulciando vari articoli trovati su internet e con l’aiuto autorevole di Arianna la nostra veterinaria. Non è farina del mio sacco anche perchè sono ignorante in materia, ma spero di essere stato ugualmente utile.
Andrea

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